Cronaca del Concerto Dei Måneskin a Londra

In caso vi foste persi il mio spam su Instagram, Venerdì scorso sono stata al concerto dei Måneskin a Londra, precisamente ad OSLO Hackney. È stato un gran bel concerto, e anche un interessante esperimento sociologico. Ecco le mie impressioni.

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La Mia Storia Musicale

Premetto che il concerto dei Måneskin è leggermente fuori dalla mia comfort zone, non perché non vada a concerti rock, anzi. L’ultimo concerto che avevo visto prima dei Måneskin è stato quello di Marilyn Manson all’Hammersmith Apollo. Da brava teenager cresciuta facendo la metallara mezza poser, i miei artisti preferiti sono i Guns N’Roses, Alice Cooper e rockettari e metallozzi vari, possibilmente ultrasessantenni che altrimenti non ci piacciono.

Ho perso la verginità dei concerti nel 2008, a Southampton, quando ho pregato la group leader delle mie vacanze studio in Inghilterra alla tenera età di 14 anni di mandarmi al concerto di Alice Cooper. Sono finita in seconda fila, con un sacco di birra nei capelli lanciata da due sosia dei Poison che mi trovavo dietro, e una collana leccata e lanciata tra il pubblico da Alice, che ho preso grazie a un salto e tante gomitate.

Blogger On Pole circa 2008, quando scambiavo i tacchi per le magliettone delle band e le All Star spaiate, e quando ancora la vergogna mi impediva di comprarmi i perizomi di Alice Cooper ai concerti. Beata innocenza!

Son seguiti altri concerti di Alice, gli Opeth, i Dream Theater, la band black metal Satyricon, i Rolling Stones, i Motorhead, i Black Sabbath, i Soundgarden, i Soulfly, i Fath No More, Marilyn Manson, gli Scar The Martyr (per carità) e tante band minori viste in piccoli locali italiani e londinesi. Immagino solo la sorpresa e l’orrore della Carolina quindicenne, se avesse capito che in futuro le sarebbe piaciuta una band popolare come i Måneskin.

Come Ho Scoperto I Måneskin

Scherzavo. Da quando ho iniziato a fare pole dance e twerk, sono diventata un po’ meno Richard Benson. Ho scoperto l’esistenza di Drake. Ho iniziato a capire il senso delle canzoni rap e trap. Insomma, ho smesso di essere lo zimbello delle mie amiche londinesi, che si lamentavano del fatto che conoscessi poco e niente della musica uscita dopo il 1995. Anche se il mio cuore rimane rock/metal, ho smesso di vestirmi di nero e con magliette di band metallare di pessima qualità che mi facevano sembrare una piccola camionista con le braccia grosse… o un Guardiano di Asgard, come sostenevano molti amici. La musica popolare ha iniziato a interessarmi – e sfortunatamente, mi è toccato ammettere che il fulcro della protesta e della teenage angst che non mi ha mai mollata si è spostato dal rock al rap. Sacrilegio!

Ho scoperto i Måneskin dopo la famosa esibizione di Kiss This, dove il frontman Damiano David ha fatto pole dance a X Factor. Non guardando i talent show (se escludiamo RuPaul’s Drag Race) mi sono svegliata con miriadi di tag di amici e amiche italiane. Se non siete pratici di pole dance, vi basti sapere che i pole dancer etero o bi sono come gli unicorni: quasi una leggenda. E quelli che esistono o trombano peggio dei conigli, o sono tonti (generalizzazione abissale qui, data dalla mia sfiga in campo di appuntamenti).

Ovviamente Damiano David non è un pole dancer. Scherzi a parte però, è innegabile che, X Factor o non X Factor, i Måneskin avevano qualcosa di interessante, dimostrato dall’album che sta facendo incetta di dischi d’oro. Quindi quando ho saputo che facevano un concerto a Londra, per di più sotto casa, a OSLO Hackney, mi sono presa un biglietto.

Prima del Concerto

Ed ecco che arriviamo all’esperimento sociologico del concerto dei Måneskin a OSLO Hackney.

La fila fuori da OSLO Hackney la sera della seconda data del concerto

Le porte aprivano alle 7 di sera ed io, conoscendo il locale, che tra l’altro fa un Sunday Roast da paura, sono arrivata presto: il venerdì non lavoro, e volevo farmi una birra da sola in santa pace dopo essermi dovuta sorbire i commenti e le email dei miei studenti impanicati per i compiti tutta la settimana. Studenti, tra l’altro, dell’età della band – io ho 26 anni, i miei studenti ne hanno 19/20, e pensano comunque che io sia vecchia. Beh, cari lettori, non ero l’unica over-20 al concerto.

Considerando che la maggior parte delle band che ho visto dal vivo potrebbero essere i miei genitori o i miei nonni, non ho mai avuto a che fare con il loro fan club. Ogni volta che sono andata ad un concerto sono entrata, ho parlato con le persone che mi stavano vicine, li ho visti suonare e me ne sono andata (di solito coi capelli che puzzavano di birra).

Al concerto di Måneskin, ho incontrato il fan club più attivo e sfegatato che abbia mai visto: principalmente donne italiane, dai 15 ai 50 anni, che stavano davanti a OSLO dalle 9 del mattino e alloggiavano nello stesso hotel della band, che avevano seguito in tutte le date del tour europeo.

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Bastava entrare ad OSLO e parlare italiano per incontrarle: venivano da tutta Italia, si conoscevano tutte. Chiedevano a chiunque entrasse di prendere il numero per mettersi in fila, tipo al supermercato, per non perdere il posto guadagnato con ore di attesa. Ci sono state discussioni su chi entrava prima e chi entrava dopo, ed espressioni di amore/ossessione per Damiano quasi da Beatlemania, e un livello di ammirazione e impegno per la band e per il fan club simili a quelli per le boy band o le rockstar di anni fa.

E d’altronde, come stupirsi? I Måneskin sono senza dubbio il fenomeno dell’ultimo anno, e Damiano è diventato il sex symbol che, in Italia, sinceramente mancava… tant’è che ha da poco raccontato a Cosmopolitan Italia di come le mamme delle fan gli tocchino il culo ai meet and greet (sarà questa la ragione per cui non si è visto dopo il concerto?)

Il Concerto

Essendo arrivata così presto, son finita in prima fila e mi son goduta il concerto dal posto migliore. A differenza dei concerti a cui sono abituata, non ci son state gomitate o mosh pit, e devo dire che sono pure contenta perché sono troppo vecchia per queste cose e se mi faccio talmente male che non posso fare pole m’incazzo. Più tardi, verso le 7.30, 8, sono arrivati non solo altri membri del fan club, ma anche tanti ragazzi e tanti adulti – principalmente italiani a Londra. Il locale era pieno, il concerto sold out.

Devo dire di essermi divertita molto di più qui che, per esempio, al concerto di Marilyn Manson, uno dei miei idoli. I Måneskin hanno energia da vendere, sanno tenere il palco e sono pure simpatici – troppi LOL a Damiano che fa “Easy Peasy Lemon Squeezy” e poi dice che è “nativo de London” e che il suo quartiere “sta vicino a Brick Lane”.

Anvedi che English

Tutti i membri della band hanno saltato, ballato, incitato e comunicato col pubblico – una cosa che molti cantanti più “stagionati” si dimenticano di fare. Mi ricordo l’ultimo concerto di Manson, dove mi aspettavo chissà quale rito satanico dei tempi d’oro, e invece lui ha bruciato una bibbia e se n’è andato a casa.

Magari dopo anni di finto satanismo Manson si sarò pure stancato, ma io ci sono rimasta male! Damiano invece ha fatto quello che facevano i frontmen degli anni d’oro: ha ballato un po’ col suo stile tutto metrosexual, ha toccato mani, si è tolto giacche e magliette, insomma, ha confermato tutte le aspettative.

Close to the Top

Non ci sono state esibizioni di pole dance a OSLO Hackney, ma ormai la band ha sfortunatamente abbandonato quella tecnica d’intrattenimento. Peccato!

New Song

La scaletta ha incluso Il Ballo Della Vita tutto intero, con canzoni e cover precedenti come Chosen e Recovery. I Måneskin hanno lasciato la hit più di successo dell’album – Torna a Casa – per ultima e hanno spesso lasciato cantare il pubblico, che conosceva le canzoni a memoria.

Torna A Casa

Le cover che hanno fatto – io ho riconosciuto Somebody Told Me dei Killers, Let’s Get It Started dei Black Eyed Peas e Take Me Out dei Franz Ferdinand, mentre delle fan più giovani mi hanno detto che la cover di Kiwi era di Harry Styles – erano ottime ed energiche.

Gli outfit erano adattati all’ambientazione: Damiano vestito di tweed, Victoria con una giacca con le maniche a palloncino sopra un reggiseno a fascia, Ethan con un completo beige e Thomas con una camiciona larga molto Keith Richards.

Ma Insomma, Ne Valgono La Pena ‘Sti Måneskin?

Nonostante la fama, i Måneskin non hanno ancora perso l’umiltà e non si sono incattiviti – anzi, sono piacevoli e simpatici anche di persona. Ho beccato Thomas Raggi all’uscita dal locale, e poi Damiano la domenica mentre tornavo a casa da una passeggiata, e nessuno di loro aveva la puzza sotto il naso, o si rifiutava di parlare con fan curiose. Ho chiesto a Damiano se il concerto della domenica era sold out – lo era – e lui stava già chiedendo informazioni al suo team per rispondermi. Probabilmente si saranno messi anche un po’ d’ansia visto che li ho incrociati tre volte, quel weekend, ma abitando così vicino al loro hotel e ad OSLO era inevitabile.

Il Ballo della Vita

Quindi, ne valgono la pena ‘sti Måneskin? Direi proprio di si. Nella mia natia Olbia, dove hanno suonato per il concertone di fine 2018, ci sono state polemiche su Facebook per la scelta di una band così giovane, uscita da un talent, per il concerto di Capodanno. Io non c’ero, perché il Capodanno lo passo a Londra, ma da quello che ho visto qui, i Måneskin hanno talento da vendere.

Le Parole Lontane

Io penso che, X Factor o no, dei Måneskin ne avremmo sentito parlare comunque. Hanno già fatto di più di molti vincitori di talent, e se saranno all’altezza della loro attuale fama lo dirà solo il tempo. Di certo sono più originali delle copie mal riuscite dei trapster che ci ritroviamo spesso in Italia. Sta di fatto che io, al loro concerto di OSLO Hackney, mi sono divertita un mondo. Anzi, penso proprio che sarebbero piaciuti anche alla Carolina quindicenne.

Fear for Nobody
Morirò da Re

Foto e video: @bloggeronpole

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